03/02/2020 in Tumore ovarico

Tumore ovarico: cos’è, fattori di rischio, prevenzione, diagnosi

Il tumore ovarico, o tumore dell’ovaio, consiste nella crescita incontrollata delle cellule di una o di entrambe le ovaie, i due organi posizionati a destra e a sinistra dell’utero che hanno due importanti compiti: produrre gli ormoni sessuali femminili (estrogeni e progesterone) e regolare il ciclo riproduttivo attraverso il rilascio e la maturazione delle cellule uovo femminili (ovociti).

Il tumore ovarico è il settimo tumore più frequente tra le donne, tipico della post menopausa e diagnosticato generalmente intorno ai 60 anni: rappresenta il 30% dei tumori maligni dell’apparato genitale femminile e il 3% di tutti i tumori femminili. Le forme benigne non si sviluppano in altri organi; nelle forme maligne, invece, le cellule tumorali possono raggiungere altri organi attraverso il circolo sanguigno o linfatico e generare metastasi.

 

Tumore ovarico, tipologie

Esistono tre forme di tumore ovarico a seconda dell’origine e della tipologia di cellule interessate:

  • epiteliale: è la forma prevalente e ha origine dalle cellule esterne che ricoprono le ovaie. Solitamente si sviluppa nelle donne dopo l’ingresso in menopausa;
  • germinale: è più rara e ha origine dalle cellule responsabili della produzione degli ovociti. Generalmente insorge in donne al di sotto dei 20 anni ma può colpire anche in età avanzata;
  • stromale: è una forma rara che ha origine dal tessuto di sostegno delle ovaie addetto alla produzione degli estrogeni e del progesterone.

 

Quali sono i fattori di rischio?

Le donne al di sopra dei 50 anni presentano un rischio maggiore di sviluppare il tumore ovarico. Oltre all’età, esistono altri fattori di rischio, generici, riproduttivi ed eredo-familiari da tenere in considerazione:

  • storia personale pregressa di tumore della mammella;
  • storia familiare di tumore delle ovaie o della mammella;
  • presenza di mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 in un familiare di primo grado, di origine materna o paterna;
  • nulliparità;
  • terapia ormonale sostitutiva somministrata per almeno 10 anni;
  • ciclo mestruale precoce;
  • menopausa tardiva;
  • obesità.

Ci sono, tuttavia, fattori protettivi che riducono il rischio di sviluppare questo tipo di tumore. Tra questi, l’uso prolungato di contraccettivi orali, avere avuto più figli e avere allattato al seno.

 

Quali sono i sintomi?

Il tumore dell’ovaio è frequentemente sottodiagnosticato perché è spesso asintomatico in una fase iniziale; si presenta con sintomi lievi e comuni ad altre patologie in fase avanzata. Tra questi:

  • dolore o gonfiore addominale
  • dolore pelvico
  • aerofagia
  • nausea
  • senso di sazietà, anche a stomaco vuoto
  • bisogno frequente di urinare

Tuttavia, se i sintomi si presentano simultaneamente e improvvisamente, è bene tenerne conto e rivolgersi al proprio medico per valutare di sottoporsi a una visita ginecologica accurata e a esami di approfondimento.

 

Come si può diagnosticare?

Non esiste al momento un programma di screening che consente una diagnosi precoce del tumore dell’ovaio.

Per eseguire una diagnosi clinica risultano però cruciali, oltre alla visita ginecologica con palpazione addominale, le indagini strumentali, in primo luogo l’ecografia pelvica e/o transvaginale per valutare anomalie dell’utero e delle ovaie, e il dosaggio di alcune proteine.

Le ovaie presentano dimensioni caratteristiche a seconda dell’età e del momento della vita riproduttiva: l’ovaio normale di una donna in età fertile è di circa 3,5 centimetri, mentre quello di una donna in menopausa misura 2 centimetri circa, perché non più attivo. Un ovaio di dimensioni maggiori in una donna in menopausa richiede, dunque, un approfondimento diagnostico, anche per valutare e differenziare la formazione di una semplice cisti di contenuto liquido dall’eventuale presenza di una formazione solida.

 

I test diagnostici di laboratorio

Tra le proteine sieriche da testare in laboratorio e indicate per la diagnosi di carcinoma ovarico:

  • l’antigene tumorale 125 (CA-125): è il marcatore più accreditato e raccomandato in donne sintomatiche;
  • l’antigene carcino-embrionale (CEA): è meno specifico e sensibile del CA-125 ma, insieme al CA19.9, può essere richiesto per escludere la presenza di un eventuale tumore del tratto digestivo;
  • HE4 (human epididymis protein 4): è in fase di validazione, ma sembrerebbe essere più sensibile del CA-125 e promettente nella fase di monitoraggio del tumore ovarico epiteliale nelle pazienti sottoposte a terapia.

 

Prevenzione, è possibile?

È consigliabile eseguire regolarmente una visita ginecologica, con cadenza annuale, con palpazione dell’addome.

Alle persone che presentano familiarità per il carcinoma ovarico e/o mammario si suggerisce di sottoporsi a una consulenza genetica per la valutazione del rischio associato alle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2. La presenza dei geni mutati, infatti, aumenta il rischio di sviluppare un tumore delle ovaie o del seno, che non equivale alla certezza di sviluppare la malattia ma rappresenta un’indicazione per sottoporsi a specifici programmi di sorveglianza sanitaria.

 

Qual è il trattamento?

In caso di sospetto di tumore dell’ovaio, va eseguita una biopsia per confermare la diagnosi, stabilire le caratteristiche del tumore e lo stadio, da I (localizzazione a una o entrambe le ovaie) a IV (diffusione ad altri organi, oltre all’addome). Generalmente si procede con un intervento chirurgico per rimuovere la massa tumorale, che può essere seguito da chemioterapia.