21/03/2019 in Genetica

Pap test: cos’è, a cosa serve e tutto quello che c’è da sapere

Pap test: cos’è, a cosa serve e tutto quello che devi sapere

Cos’è è il pap test e a cosa serve?

Il Pap test, da oltre mezzo secolo, costituisce un fondamentale strumento di prevenzione oncologica femminile che ha rivoluzionato la diagnosi del tumore del collo dell’utero (o cervice uterina). La sua introduzione nei programmi di screening del carcinoma della cervice uterina ha di fatto ridotto drasticamente l’incidenza e la mortalità.
Ma che cos’è il Pap test e a cosa serve?

Che cos’è il pap test

Il Pap test è un’indagine di screening che si esegue anche in donne sane per la prevenzione del tumore del collo dell’utero. Il pap test permette di:

  • identificare anomalie morfologiche delle cellule del collo dell’utero che possono precedere l’insorgenza del carcinoma, consentendo di intervenire tempestivamente prima che si sviluppi il tumore
  • evidenziare una lesione tumorale già presente.

Pap test: come si esegue?

Per eseguire il pap test la paziente effettua una normale visita ginecologica nella quale è invitata a sedersi su un lettino ginecologico con le gambe divaricate per potere prelevare le cellule del collo dell’utero. A questo scopo si usa un dispositivo chiamato speculum, che consente di mantenere aperto il collo dell’utero. Nel Pap test tradizionale le cellule sono prelevate con una spatola, vengono strisciate su un vetrino e colorate con la colorazione di Papanicolau (dal nome del medico che l’ha messa a punto) per essere analizzate al microscopio. In questo caso, il campione osservato può contenere sia muco cervicale che cellule che possono essere sovrapposte in più strati, non facilitando una buona lettura del campione.

Nel Pap test in fase liquida, invece, le cellule sono raccolte in un liquido di conservazione e poi posizionate su un vetrino in un unico strato per essere osservate al microscopio. Questo metodo innovativo presenta alcuni vantaggi:

  • l’assenza di strati sovrapposti consentendo una lettura più accurata del campione
  • le cellule conservate nel mezzo liquido possono essere usate anche per il test HVP DNA per la ricerca del Papilloma virus nel campione.

Ogni quanto si fa il pap test?

il Pap test, secondo le indicazioni del Ministero della Salute sullo screening del cancro del collo dell’utero, va eseguito in tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni, ogni 3 anni in assenza di fattori di rischio. Nel caso in cui l’esame evidenzi anomalie, la donna è invitata a eseguire la colposcopia. Il Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 del Ministero della Salute prevede che il Test HPV DNA sostituisca progressivamente il Pap Test come test di screening di primo livello per la prevenzione dei tumori della cervice uterina da eseguire ogni 5 anni nelle donne a partire dai 30-35 anni. Se il test risulta positivo bisogna eseguire il Pap test e, in caso di anomalie riscontrate, la colposcopia. Tra i 25 e i 35 anni il test di riferimento resta il Pap test.

Il Pap test è adatto a tutte le donne?

Il Pap test può essere eseguito da tutte le donne:

  • di età compresa tra i 25 e i 64 anni, purché non sia presente il flusso mestruale
  • che fanno uso di contraccettivi orali o dispositivi intrauterini come la spirale (non interferiscono con il test)
  • in gravidanza senza alcun pericolo per il feto e la gestazione
  • che non hanno ancora avuto rapporti sessuali completi, sebbene presentino un rischio molto basso di contrarre l’infezione da Papilloma virus
  • donne in menopausa, almeno fino ai 64 anni, anche in assenza di rapporti sessuali.

Pap test e tumore al collo dell’utero

Il carcinoma della cervice uterina (o collo dell’utero) è causato dall’infezione persistente da Papilloma virus ed è caratterizzato dalla crescita incontrollata di cellule anomale del collo dell’utero, la regione che collega la vagina al corpo dell’utero. Generalmente, l’infezione regredisce spontaneamente ma in alcuni casi può persistere provocando una trasformazione morfologica delle cellule della cervice. Queste cellule, definite atipiche, non sono necessariamente associate a una lesione precancerosa ma potrebbero essere indice di altre infezioni o irritazioni. Al contrario, se si tratta di lesioni precancerose, con il tempo possono evolvere in cellule tumorali.

Il principale fattore di rischio del tumore del collo dell’utero è rappresentato da alcuni tipi di Papilloma virus definiti ad alto rischio. Tra questi, HPV 16 e 18 sono responsabili di pressoché la totalità dei casi di carcinoma del collo dell’utero. Altri fattori di rischio sono

  • numero dei partner
  • inizio precoce dell’attività sessuale
  • stati immunodepressivi
  • fumo di sigaretta
  • contraccezione ormonale.

Le lesioni possono essere di diverso grado, associato alla loro profondità, dalle cellule superficiali dell’epitelio a quelle più profonde, fino alla membrana basale. In ambito diagnostico è stata adottata la classificazione citologica internazionale Bethesda per uniformare la terminologia. La sigla ASC indica la presenza di cellule atipiche squamose (quelle che rivestono il collo dell’utero):

  • ASC-US di significato indeterminato (Atypical Squamous Cells of Undetermined Significance);
  • ASC-H, di significato più rilevante, che non consente di escludere la presenza di una lesione e che richiede un approfondimento diagnostico.

Le lesioni squamose intraepiteliali, SIL, possono essere:

  • LSIL, di basso grado (Low grade Squamous Intraepithelial Lesion), che include variazioni di forma e dimensione delle cellule e che richiedono;
  • HSIL, di alto grado (High grade Squamous Intraepithelial Lesion), che possono suggerire la presenza di una neoplasia intraepiteliale della cervice, CIN.
  • Sebbene sia stato introdotto con una vecchia classificazione, l’acronimo CIN è tuttora utilizzato: CIN1 (lesione di basso grado), CIN2 (lesione di grado intermedio) e CIN3 (lesione di alto grado). Nella maggior parte dei casi la CIN1 regredisce spontaneamente, mentre CIN2 e CIN3 generalmente richiedono un trattamento per evitare che evolvano in carcinoma.

Pap test preparazione

I rapporti prima del pap test, nelle 48 ore che precedono l’esame del pap test, sono sconsigliati; si suggerisce l’astensione dai rapporti sessuali e dall’uso di ovuli, creme, lavande vaginali che potrebbero alterare il risultato del test.