12/11/2019 in Genetica

Microbiota intestinale: cos’è e come prendersene cura

Microbiota intestinale è l’insieme dei microrganismi che convive pacificamente con noi, nell’intestino, influenzando il nostro stato di salute.

Anche conosciuto come flora batterica, il microbiota rappresenta un vero e proprio esercito di batteri se si considera che la sola popolazione dell’intestino è costituita da più di 4000 diverse specie batteriche. Questi batteri svolgono funzioni

L’aspetto interessante è che ogni individuo è dotato di un microbiota con un profilo batterico unico, la cui composizione nativa è definita già in età perinatale. L’epoca gestazionale corrispondente alla data di nascita, il tipo di parto, di allattamento e lo svezzamento sono fattori che influenzano la composizione del microbiota.

 

Le origini del microbiota

Al momento della nascita, se il parto avviene in modo naturale, attraverso il canale del parto il neonato entra per la prima volta in contatto con i tessuti della madre e con i suoi batteri venendo rapidamente colonizzato. Il popolamento delle specie batteriche procede nelle fasi successive con l’allattamento al seno (il latte materno è ricco di batteri probiotici, tra i quali una grossa quantità di bifidobatteri), nei giorni successivi a casa e, negli anni a seguire a scuola e a contatto con il resto del mondo.

Il parto chirurgico e l’allattamento artificiale sembrano dunque essere due elementi di perturbazione del normale sviluppo del microbiota predisponenti a un maggiore rischio di allergie e malattie autoimmuni.

 

Rapporti di buon vicinato: l’eubiosi

In condizioni normali, il microbiota intestinale rappresenta un mix di batteri “buoni” (probiotici, tra i quali lactobacilli e i bifido-batteri) e “cattivi” che convivono tra loro in una condizione di equilibrio conosciuta come eubiosi. Grazie al lavoro di “guardiani” esercitato dai batteri probiotici responsabili della salute dell’uomo, i ceppi patogeni riescono difficilmente a prendere il sopravvento.  Il microbiota intestinale, infatti, svolge funzioni biologiche fondamentali: oltre alla protezione da specifici microrganismiè addetto all’omeostasi di grassi e proteine, alla sintesi di vitamine e ha un’azione immunomodulante.

L’intestino di un adulto sano è normalmente popolato da due principali specie batteriche: i Bacteroidetes e i Firmicutes, seguiti da minime percentuali di Proteobacteria e di Actinobacteria. Questo equilibrio, tuttavia, è molto delicato e nel corso della vita adulta dipende strettamente

  • da dieta
  • indice di massa corporea
  • stile di vita
  • frequenza dell’attività fisica

 

Quando i cattivi prendono il sopravvento: la disbiosi

Fattori di perturbazione come alimentazione non corretta, stress, infezioni e uso di farmaci innescano una condizione di rottura dell’equilibrio tra le specie batteriche nota come disbiosi, che si traduce in uno squilibrio delle quantità e delle specie di batteri presenti nell’intestino nonché in un’alterazione delle attività metaboliche. In condizioni di disbiosi i batteri patogeni prendono il sopravvento favorendo l’insorgenza di disturbi metabolici, malattie infiammatorie, autoimmuni e degenerative. La carenza cronica di batteri probiotici porta a una sofferenza della mucosa intestinale seguita da un assorbimento indiscriminato di sostanze presenti nell’intestino favorendo l’instaurarsi di condizioni infiammatorie croniche. Tali sostanze, una volta in circolo, causano un sovraccarico epatico e una reazione infiammatoria cronica che, nel tempo, mina le difese dell’organismo.

 

Disbiosi: un test genetico può diagnosticarla

La condizione di disbiosi può essere diagnosticata con un Test Genetico in grado di evidenziare la presenza o l’assenza, l’aumento o la diminuzione delle popolazioni microbiche più rappresentative del microbiota intestinale. Il test, eseguito su materiale fecale, fornisce una mappatura genetica dei batteri del microbiota intestinale e un indice di disbiosi: assenza di disbiosi, lieve disbiosi, grave e molto grave.

La diagnosi di stato disbiotico consente di adottare un trattamento appropriato in grado di ripristinare l’equilibrio microbico.

 

Probiotici e alimenti ad azione prebiotica

Per ristabilire una condizione di eubiosi solitamente si ricorre a una dieta adeguata e all’uso di alimenti/integratori con probiotici e prebiotici.

Gli alimenti/integratori con probiotici contengono microrganismi probiotici vivi in elevata quantità che, una volta ingeriti, sono capaci di colonizzare l’intestino e ripristinare una condizione di equilibrio.  I prebiotici, invece, sono sostanze non digeribili di origine alimentare. Se assunte in quantità adeguate, una volta giunte nell’intestino, vengono fermentate favorendo lo sviluppo e l’attività dei batteri probiotici utili alla nostra salute. In generale, in aggiunta va prediletto uno stile di vita sano, eliminando alcol e sigarette, praticando attività fisica e seguendo un’alimentazione corretta.

 

 

Disbiosi e dieta: i cibi amici del microbiota

Alla varietà della dieta corrisponde una varietà del microbiota. In pratica nutriamo i batteri con ciò che mangiamo. Gli alimenti prebiotici che favorisco i batteri buoni sono quelli ricchi di fibre e i grassi vegetali naturali. È consigliabile, dunque, ridurre il consumo di carne e latticini e mangiare vegetali fibrosi quali:

  • cereali integrali
  • legumi
  • carciofi
  • porri
  • piselli
  • cavoletti di Bruxelles
  • carote
  • kiwi
  • mele
  • fichi
  • mandorle
  • nocciole

É utile consumare cibi fermentati che contengono probiotici:

  • yogurt
  • kefir
  • crauti
  • tempeh

Lo sapevi che…

Gli insalatini sono verdure fermentate usate per insaporire e condire gli altri cibi, molto utili per il benessere intestinale. Ecco come prepararle:

Ingredienti:

  • 500g di cavolo cinese bio o cavolo cappuccio
  • sale marino integrale
  • barattolo apposito

Procedimento

  • Pulire e tagliare le verdure  molto sottili
  • In un contenitore cilindrico di vetro o terracotta aggiungere 10g di sale
  • Aggiungi uno strato di verdure tagliate. Ricopri di nuovo con sale e poi con altre verdure pressandole ogni volta e così via, fino a riempire il vaso
  • Chiudi con un piattino che entri nel contenitore con un peso sopra: la fermentazione avviene in assenza d’aria!
  • Gli insalatini saranno pronti dopo circa 3-4 settimane conservandoli ad una temperatura di circa 20°, lontano da fonti di calore e luce