27/02/2020 in Tiroide

Tiroide: gli esami, quali sono e quando farli

Tiroide: gli esami, quali sono e quando farli

La tiroide è spesso paragonata ad una farfalla per la sua forma caratteristica: si tratta di un organo impari che si trova nella parte anteriore del collo, alla base della gola. Una ghiandola endocrina piccola, ma molto importante per il ruolo fondamentale che ricopre durante tutta la nostra vita.

La tiroide produce due principali ormoni:

  • tiroxina (T4)
  • triiodotironina (T3)

Una volta rilasciate nel sangue, queste piccole molecole regolano numerose funzioni dell’organismo, tra cui il battito cardiaco, la respirazione, la temperatura corporea, il metabolismo di lipidi e zuccheri, lo sviluppo del sistema nervoso centrale e la normale crescita corporea.

Ormoni tiroidei: un equilibrio difficile da mantenere

La tiroide è soggetta a una stretta regolazione da parte dell’ipofisi mediante l’ormone TSH o tireostimolante. Se la concentrazione di ormoni tiroidei nel sangue si abbassa, l’ipofisi aumenta la produzione di TSH, che induce la tiroide a liberare maggiori quantità di T4 (e anche piccole quantità di T3); quando i livelli di ormoni tiroidei nel sangue diventano adeguati, l’ipofisi può ridurre la produzione di TSH.

Per lavorare in modo ottimale, inoltre, la tiroide deve avere un corretto apporto di iodio, elemento indispensabile per la sintesi di T3 e T4 e introdotto attraverso la dieta.

Vista l’importanza dei processi metabolici regolati dagli ormoni della tiroide, è assolutamente indispensabile che gli ormoni della tiroide vengano prodotti in quantità adeguate e che i loro livelli ematici siano stabili.

 

Tiroide: i disturbi

In condizioni di malfunzionamento della tiroide, l’equilibrio si rompe.

Quando la ghiandola tiroidea funziona in eccesso e i livelli di ormoni sono troppo alti, si manifesta l’ipertiroidismo, la patologia endocrina più frequente dopo il diabete mellito.

I principali sintomi dell’ipertiroidismo sono:

  • nervosismo
  • ansia
  • iperattività
  • perdita di peso
  • battito cardiaco rapido o irregolare

Viceversa, se la tiroide non produce abbastanza ormoni tiroidei si verifica l’ipotiroidismo: nelle fasi iniziali raramente provoca disturbi ma, se non curato, con il passare del tempo può causare una serie di problemi di salute.

Tra le conseguenze dell’ipotiroidismo:

  • obesità
  • dolori articolari
  • infertilità
  • malattie cardiache

 

I disturbi della tiroide in uomini e donne

La funzionalità della tiroide risulta alterata secondo studi epidemiologici in oltre sei milioni di italiani (oltre il 10%) , sia in fase conclamata che in forme striscianti.

Storicamente l’incidenza delle patologie della tiroide è maggiore nella popolazione femminile. Tuttavia, negli ultimi anni la forbice tra i due sessi si sta assottigliando, soprattutto per l’uniformità degli stili di vita di uomini e donne e l’esposizione agli stessi fattori di rischio.

Le patologie tiroidee esordiscono in modo diversificato e molto spesso sono riconosciute dal medico soltanto in fase avanzata: per questo motivo, individuarle precocemente permette di prevenirne l’evoluzione in forme più gravi e di indicare trattamenti farmacologici meno invasivi.

 

Esame della tireotropina (TSH): a cosa serve

La funzionalità tiroidea è misurata attraverso il test del TSH, esame fondamentale per valutare e confermare la manifestazione di disturbi della tiroide, quali ipertiroidismo o ipotiroidismo.

Questo esame viene di solito prescritto in prima battuta dal medico nel caso si voglia controllare la corretta funzionalità tiroidea.

Il riscontro di un valore di TSH alterato viene di solito seguito dalla misura della T4 libera ed eventualmente, sulla base di un sospetto diagnostico, del T3 e degli anticorpi tiroidei.

Il test del TSH, con la misura di T4 ed eventualmente di T3, può essere usato per:

  • Diagnosticare un’alterazione della tiroide in presenza di sintomi
  • Effettuare lo screening neonatale
  • Monitorare l’andamento della terapia ormonale sostitutiva in soggetti con ipotiroidismo
  • Monitorare l’efficacia del trattamento nelle persone affette da ipertiroidismo
  • Occasionalmente, come ausilio nella valutazione della funzionalità della ghiandola ipofisaria

 

Tiroide: alterazioni delle concentrazioni di TSH per cause fisiopatologiche

Di seguito alcune delle condizioni patologiche che possono influenzare le concentrazioni dell’ormone ipofisario TSH o tireotropina:

 

Le sostanze e i farmaci che interferiscono con l’esame del TSH

Quando si decide di eseguire l’esame del TSH, sia nel quadro di un checkup di prevenzione che in presenza di possibili sintomi di ipotiroidismo o ipertiroidismo, è bene considerare attentamente quanto segue.

I livelli di TSH circolante rilevati, infatti, possono essere influenzati da diverse sostanze che assumiamo abitualmente attraverso la dieta: molti multivitaminici e integratori, in particolare quelli per il benessere di capelli, pelle e unghie, e molti farmaci da banco possono alterare i risultati dell’esame. Anche la biotina, o vitamina B7, può interferire con alcuni esami di laboratorio.

È importante, quindi, riferire al medico e al personale sanitario le informazioni relative a qualsiasi farmaco o integratore assunto abitualmente e astenersi dall’assunzione nei giorni precedenti l’esecuzione del test. Anche le procedure, come l’angiografia, che richiedono l’iniezione di sostanze fluorescenti nell’organismo, devono essere eseguite lontane dal momento del prelievo per l’esecuzione dei test tiroidei.

 

 

Quali sono i farmaci che possono alterare i risultati dell’esame?

La maggior parte dei farmaci che interferiscono con la misurazione del TSH hanno l’effetto di diminuire il valore reale, mentre alcuni farmaci causano un aumento dei valori di TSH, come elencato con chiarezza nella tabella sottostante.

 

 

L’evoluzione della diagnostica tiroidea: metodi ultrasensibili per la misura del TSH

Rispetto alla medicina di laboratorio classica applicata alla diagnosi delle patologie della tiroide, anche le tecniche utilizzate per la determinazione del TSH si sono evolute e negli ultimi anni sono stati sviluppati e impiegati metodi progressivamente più sensibili e specifici.

La maggior parte dei laboratori attualmente utilizza, per la misura del TSH, metodi ultrasensibili o di terza generazione che hanno caratteristiche di sensibilità 100 volte superiori a quelle dei metodi di prima generazione (radioimmunologici) e 10 volte superiori a quelle di seconda generazione (immunometria sandwitch).

La misurazione del TSH ultrasensibile si basa sull’utilizzo di una coppia di anticorpi monoclonali anti-TSH contemporaneamente e permette di rilevare soglie molto basse di ormone (fino a 0.01-0.02 µIU/mL). Il vantaggio più importante dei test di 3° generazione è la maggiore sensibilità a concentrazioni maggiori di 0,1 µIU/mL, rispetto alle tecniche tradizionali; sono utili, inoltre, nel monitoraggio della terapia sostitutiva ormonale dopo tiroidectomia.